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C'è coscienza e coscienza?

Autore: Zuntini, suor Maria Karola  Curatore: Riva, Sr. Maria Gloria
Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 21 settembre 2012

Il caro vecchio Pinocchio, è intramontabile. La lezione del Grillo parlante, specie nella versione musicale di Walt Disney, rimane di grande attualità e urgenza. Per i nostri amici laicisti la coscienza ha un altro significato? Forse c'è coscienza e coscienza...
Salvare la libertà dell’uomo secondo coscienza: credo sia questo lo slogan che più ricorre nella nostra epoca “matura”. Coscienza: parola ritornata prepotentemente di moda, (dopo averla prima snobbata ai credenti!) per legittimare una libertà sconfinata ed illimitata.
Se la sono “ripresa” i laicisti, gli atei, secondo la loro morale fondata sull’etica del nulla, sullo sperpero delle certezze fondamentali dell’uomo e sulla distruzione della civiltà europea.
L’errore è dovuto al fatto che – come ci insegna il nostro grande Papa Ratzinger – la coscienza dell’uomo moderno si è completamente distaccata dall’anamnesis.
Coscienza: riguarda il giudizio concreto; anamnesis riguarda il ricordo di ciò che realmente è bene, vero e puro.
Quando la coscienza individuale smarrisce la verità del bene, scade facilmente ad un livello erroneo di giudizio e, di conseguenza, essa può condurre ad un’azione eticamente sbagliata; in breve, il frutto di una coscienza erronea è un’azione sbagliata.
Io posso affermare “ho agito secondo coscienza”, ma quale? Se non “faccio memoria”, se la sgancio dall’anamnesis, allora riduco la coscienza a poco più di un banale parere personale,a d una certezza soggettiva; paradossalmente posso essere in colpa anche se ho seguito la mia coscienza, in quanto ho trascurato la voce della verità, ho trascurato l’anamnesis.
In questo significato fondamentale la coscienza dell’uomo e le norme etiche della Chiesa, soprattutto i Dieci Comandamenti, non possono opporsi frontalmente, sono invece ausil all’orientamento della coscienza del singolo ( card. Kurt Koch – Il mistero del granello di senape –lindau-pag.107)
Se l’uomo ritornerà a riconoscersi creatura dipendente dal Creatore, allora ritornerà veramente ad essere libero, libero perché figlio; la dipendenza esprime il rapporto di figliolanza d’affetto e di amore fra un papà ed il suo bambino, altrimenti saremo – come siamo – degli esseri disperatamente soli, schiavi ed estranei l’uno all’altro. “Vi ho chiamato amici”, secondo la vastità incommensurabile del bene.
Chi scegliamo di essere?


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